Natalia in Wonderland.


Sunday Morning.



Make Me Up.


Tao Rocks.


Style File # 4 / Anna Piaggi.


Per me Anna Piaggi è Carrie Bradshaw. Avrete da obiettare che per me più o meno l’intero fashion sistem dagli anni ’90 a oggi, ruota intorno a quel telefilm che quasi tutti hanno guardato senza per questo decidere di ammorbare il resto del mondo (e quella rispettabilissima minoranza che per qualche motivo ne è uscita illesa), ma ormai ho la quasi certezza che Pat Field, costumista della serie e Chiarissimo Professore in materia di stile onirico in chiave praticabile, si sia ispirata a lei per tutti-dico-tutti i personaggi di Sex and the city.

E lo so che starete pensando che la dolce Anna ormai ha passato la settantina, ma chi è inciampata almeno una volta nella vita in una lobby femminista, saprà che l’eleganza è un fattore X che ha ben poco a che fare con la pelle liscia e le forme perfette, e molto di più con l’estro, il coraggio e la fantasia. In altre parole con la personalità.

E quella di Anna Piaggi, si è fatta largo negli anni ’50 delle desperate housewives sulle pagine di Grazia, per poi lanciarsi in un progetto rischioso e incredibilmente innovativo com’era Vanity negli anni ’80 e in fine approdare a quella mecca chiamata Vogue, dove da più di dieci anni ci regala Doppie Pagine: una rubrica futurista che è valsa anche la pubblicazione di un bellissimo volume dal titolo omonimo, contenente un centinaio delle sue uscite più memorabili e tutto quel suo gusto editoriale per la grafica, il gossip e la sintesi. Per la contaminazione.

Grande amica di Karl Lagerfeld e vedova del fotografo Alfa Castaldi,  Anna Piaggi con l’aiuto di innumerrevoli capi d’alta moda, cappelli firmati Stephen Jones e scarpe rigorosamente Manolo Blahnik, ha costruito negli anni uno stile personalissimo e stravagante ma di grande spessore. Innegabilmente frutto di un estro ineguagliabile ma prima ancora di una conoscenza della storia del costume, così profonda, da far impallidire una Lady Gaga fasciata di prosciutti.

C’è la Piaggi che indossa un abito fatto di pagine di giornale (molto prima di quello di Galliano indossato dalla Bradshaw nell’ultima puntata della terza serie), un mantello del XVII Secolo oppure l’abito di scena di uno di quei balletti russi che le piacciono tanto. Quella che alle sfilate arriva in taxi per non scomodare macchine e autisti, che compone solo con la sua storica macchina da scrivere rossa. Quella che si colora i capelli di azzurro e si dipinge le guance di rosa ma anche quella che in foto non sorride mai e difficilmente risponde a mail o fax.

Insomma se vi state chiedendo chi è davvero Anna Piaggi, io non lo so ma il giorno in cui l’ho conosciuta ho respirato l’aura di un pezzo di storia della moda e la calma gentile di una regina. Però, siccome tutte le mie amiche cinguettano continuamente che quando si parla di Sex and the City oppure di Anna Piaggi non sono per niente obiettiva, forse sfogliare il suo libro potrebbe esservi di aiuto e raccontarvi di lei più di (mie) mille parole.





Style File # 3 / The Only One Kate in London.

Chi, come me, ha sperato con tutta se stessa e fino all’ultimo minuto che nel palinsesto televisivo mondiale, la diretta del royal wedding venisse sostituita da quella del matrimonio tra Kate Moss e Jamie Hince, può finalmente tirare un sospiro di sollievo: il September Issue di Vogue UK è dedicato alla cerimonia più rock dell’anno e a tutti i vip che hanno festeggiato gli sposi per tre giorni consecutivi, nella campagna inglese, tra fiumi di champagne.

In copertina, ovviamente, Miss Moss: la donna più elegante del mondo, quella più fragile e trasgressiva, lo scandalo continuo. Kate compagna di Jeff Hack, madre di Lila Grace, ragazza di Pete, moglie di Jamie. Kate di nessuno, che ride con quel suo sorriso imperfetto, con lo sguardo perso. Cocaine Kate.

Nata a Croydon, nella monotona periferia sud di Londra, popolata da una middle class amante dei centri commerciali e dei falsi Burberry, Katherine Anne Moss cresce in una famiglia inquieta e prossima alla separazione, frequentando la scuola in modo saltuario e combattendo la noia con i primi approcci al fumo, programmi televisivi come Clothes Show e sogni di viaggi lontani. Lontani ma non troppo.

Infatti è solo il 1988 quando una vacanza alle Barbados le regala l’incontro con Sarah Doukas: eccentrica trentacinquenne talent scout che all’aeroporto JFK viene folgorata da quel suo fascino acerbo e non convenzionale e le fa recapitare un biglietto da visita da un collega. Poco dopo, Kate è su un treno per Londra con la madre, eccitata e incredula all’idea di incontrare Sarah e Simon. Lo stesso treno che prenderà per anni, determinata a scappare da Croydon e costruirsi una nuova vita nonostante i numerosi rifiuti e l’assoluta lontananza dagli stereotipi in voga all’epoca: amazzoni provocanti e carismatiche come Linda Evangelista, Christy Turlington, Cindy Crawford, Claudia Schiffer, Elle Macpherson, Naomi Campbell ed Helena Christensen.

Ma siamo ancora nell’era pre – Corinne Day, quella precedente al secondo incontro più importante della sua vita. L’incontro che finalmente la rivelerà agli occhi del mondo come ambasciatrice di una bellezza senza artifici, fragile e autentica, cambiando definitivamente i canoni estetici contemporanei, prima sulle pagine delle riviste e poi sulle passerelle.

Corinne è una fotografa underground molto amata da una consistente fetta editoriale indipendente londinese e sempre intenta ad andare contro corrente, che dopo essersi imbattuta in una polaroid di Kate Moss, decide di farne la sua musa. Sono sue le foto di Kate in bianco e nero, con un pull indosso e delle kickers ai piedi, suoi tutti i famosi scatti sulla spiaggia senza veli, e sua la copertina di The Face del Luglio 1990 intitolata “The Third Summer of Love” che fa cambiare il vento nella sua carriera, celebrandola come una rivoluzionaria anti-top model.

È l’ora di sbarcare negli Stati Uniti: una svolta coraggiosa e non priva di ostacoli che tuttavia, in breve tempo, frutta un’apparizione su Vogue, la famosa campagna di Calvin Klein e il debutto in passerella nel 1993. Ma i detrattori sono molti, e la battaglia anti-Moss si combatte sui giornali a colpi di accuse alla sua eccessiva magrezza e a quella sua aria cosiddetta “heroin chic”.

Anche Valentino, che la detesta, la fa sfilare una sola volta, ma poco importa: i defilé sono solo una parentesi nella carriera millionaria di Kate, volto d’innumerevoli campagne pubblicitarie e continuamente fotografata per via dei suoi eccessi e per la sua turbolenta vita amorosa.

Il 2001 porta con sé un’inversione di rotta, e una volta archiviata la storia d’amore con il fotografo Mario Sorrenti e la passione bruciante per Johnny Depp, Kate, da tempo a fianco del pluripremiato editore Jefferson Hack, annuncia di aspettare un bambino. Lila Grace nasce il 29 settembre del 2002 in una stanza piena di candele e con una bottiglia del suo champagne preferito, ma la maternità sembra risvegliare la sua ostinata voglia di trasgredire e nel 2004 lei e Jeff Hack si separano.

Un anno dopo Kate Moss conosce Pete Doherty e quando entrambi vengono filmati in uno studio di registrazione in compagnia di quella che sembra essere inequivocabilmente cocaina, i tabloid di tutto il mondo gridano allo scandalo.

Le celebrities amiche della modella si muovono in sua difesa e mentre Kate vola in rehab, chiusa in un silenzio alla Greta Garbo, i suoi contratti pubblicitari raddoppiano. La sua storia d’amore però, pur sopravvissuta allo scandalo, ha vita breve e già nel 2007 Kate viene fotografata in compagnia di Jamie Hince, suo futuro marito.

Quest’anno Kate si è riconfermata tra le 70 donne più influenti del mondo e ha promesso di mettere la testa a posto con un matrimonio da favola celebrato il 2 Luglio nella campagna inglese, documentato dalle splendide fotografie di Mario Testino. Ma dopo le tante casse di pregiato champagne messe in lista di nozze dalla coppia, forse c’è da aspettarsi ben altro. Noi rimaniamo connessi e nel frattempo ci godiamo Vogue.

Photos: Mario Testino.


The True Born Princess.

Photos: Mario Testino