Style Files # 5 / Le Fou du Roi.

Al contrario di quanto si possa pensare, la storia di Jean Paul Gaultier, meglio conosciuto come l’enfant terrible della moda mondiale, è una storia altamente educativa.

Ci ho pensato proprio oggi, quando dopo aver fantasticato a lungo su un’eventuale fuga a Montreal in occasione della sua prima mostra retrospettiva, casualmente, mi sono venuti tra le mani dei libriccini impolverati (e ahimé, più che datati), risalenti a quella tremenda età di mezzo che tutti noi attraversiamo una volta usciti dal liceo: l’estate dopo la maturità.

Quella in cui si frequentano incontri propedeutici con i vari poli accademici per capire dove sono i ragazzi più carini, in cui si fanno test d’ingresso random rimettendosi al fato (e soprattutto sperando di passarne almeno uno); quella che, di solito, si conclude parcheggiandosi al DAMS per un annetto o almeno finché non si è davvero capito qual è (e se c’è) la nostra vocazione.

Bene: rileggendo brevemente la biografia di JPG risulta chiaro come il talento quello vero, voli sempre troppo alto per mettere a fuoco edifici universitari, confraternite, costosissime scuole di design e lavoretti per sbarcare il lunario.

E infatti Gaultier, all’alba degli anni settanta, quando la maggior parte della gente inaugurava corsi di studio lunghissimi e molte scuole di moda aprivano i battenti, ha deciso che sarebbe stato molto più economico saltare direttamente al famigerato stage.

Così, ha cominciato molto presto a mandare i suoi bozzetti a importanti stilisti francesi e in men che non si dica è stato assunto da Pierre Cardin (impressionato dalla sua creatività) in qualità di assistente.

Un eccellente maestro seguito da Jacques Esterel e poi da Jean Patou, con il quale JPG ha collaborato fino al ’76: anno di nascita della maison che porta il suo nome.

Un’avventura che dura ormai da trentacinque anni, sempre governata da una fantasia di stampo quasi dalidiano e da un costante ampliamento degli orizzonti creativi, in sella al cavallo della sperimentazione.

Gaultier ha liberato la moda dall’imperativo di mannequin bionde  e filiformi facendo sfilare ragazze over size e bellissime, nani e dive del burlesque, pirati e toreri, marinaretti e spose eccentriche, uomini che sembrano donne e donne che sembrano uomini.

Ma non solo: negli anni, ha contaminato il suo mondo con il cinema, il teatro e la musica, regalandoci indimenticabili sodalizi artistici come quelli con la coreografa Régine Chopinot, Madonna o Pedro Almodóvar.

Un archivio enorme, il suo, finalmente esibito al Montreal Museum of Fine Arts, che dal 17 giugno al 2 ottobre presenterà una retrospettiva sul grande couturier.

Evento, per celebrare il quale, L’enfant terrible della moda francese ha prima spogliato e poi rivestito una cinquantina di giornalisti del prestigioso magazine francese Libération, per un numero tutto dedicato a lui.

“Sono belli e sexy e non abbiamo nemmeno usato Photoshop. Non ne avevano bisogno” ha dichiarato JPG in proposito. Poi si è coperto di soli giornali e si è fatto fotografare per la copertina. Tanto per non smentirsi.




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